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L’intuitive eating e la trasformazione alimentare in Asia

Steven R Hawks

Trad. It. a cura di: Dott.ssa Francesca Birello – Psicologa, Psicoterapeuta

Data: 21/03/2011

Casella di testo: Associazione IL LUMICINO

Intuitive eating and the nutrition transition in Asia

Steven R Hawks
Department of Health Science, College of Health and Human Performance, Brigham Young University, Provo, Utah 84602, USA
Asia Pac J Clin Nutr 13:194-203

 

Abstract

Gli attuali modelli della trasformazione dell’alimentazione si concentrano oggi sui cambiamenti demografici e sullo sviluppo economico. Ulteriori influenze possono derivare anche dall’adozione di un concetto di bellezza dettato dai modelli occidentali che conducono a comportamenti alimentari potenzialmente dannosi, i quali contribuiscono alla creazione di situazioni di soprappeso, obesità e disordini alimentari. Questo articolo propone un modello comprensivo della trasformazione alimentare che include l’analisi delle influenze occidentali e l’attrazione che inducono, e degli stili alimentari che direttamente ne conseguono. Un test sperimentale di questo modello, utilizzato per i Paesi asiatici, analizza le differenze nell’intuitive eating, considerandole come una funzione dello sviluppo economico e dell’adozione degli standard di bellezza occidentali. La IES, una misura del consumo di cibo principalmente caratterizzata dal soddisfacimento della fame fisica, è stata utilizzata per valutare il grado di accordo con i principi dell’intuitive eating fra gli USA e quattro Paesi asiatici (Giappone, Tailandia, Filippine e Cina). Ad eccezion fatta per due delle quattro sottoscale IES nell’analisi tra USA e Tailandia, i punteggi totali di questa scala hanno confermato l’andamento previsto. L’intuitive eating sembra dunque essere un valido e quantificabile concetto, correlato con lo sviluppo economico dei paesi asiatici e con l’influenza occidentale che subiscono. I risultati sperimentali di questo studio suggeriscono inoltre ulteriori analisi di quelle che potrebbero essere influenze culturali, come importanti componenti della trasformazione dell’alimentazione.

 

Introduzione

La trasformazione dell’alimentazione

Una globale modificazione del sistema di nutrizione sta avvenendo in tutto il mondo industrializzato con estrema rapidità, una trasformazione caratterizzata da una riduzione dell’assunzione giornaliera di cereali, fibre, frutta e verdura e parallelamente dall’aumento del consumo di grassi, zuccheri, proteine animali e sodio. La conseguente ondata di obesità e malattie legata alle abitudini alimentari, costituisce un serio problema della salute pubblica che merita attenzione immediata. Nello specifico infatti, questa trasformazione alimentare è associata con tassi rapidamente crescenti di diabete, ipertensione, stroke (ictus), malattie cardiovascolari, alcune tipologie di cancro, nonché con un’eccessiva crescita dei costi sociali per la cura della salute. Inoltre molti paesi in via di sviluppo si trovano oggi a dover far fronte a un doppio carico nel gestire il problema delle malattie che include la questione irrisolta delle malattie infettive, le quali si verificano in tandem con i disturbi alimentari. Questo doppio carico impone alla società un pedaggio molto impegnativo, sia fisicamente che economicamente.

Le cause di questa trasformazione sono state generalmente attribuite ai cambiamenti economici e demografici scaturiti dai fenomeni di sviluppo, modernizzazione, urbanizzazione e dal maggior contatto con le influenze occidentali. Lo sviluppo economico porta tipicamente ad alterazioni nelle preferenze alimentari dovute all’andamento del reddito, dei prezzi, della disponibilità di cibo, alla pubblicità e all’esposizione mediatica. Elevati tassi di urbanizzazione inevitabilmente modificano la produzione e le modalità di preparazione del cibo, adattandoli al livello familiare. I cibi tradizionali “fatti in casa” lasciano il posto ai più energetici prodotti di origine animale, agli alimenti modificati e trasformati e agli articoli di convenienza acquistati nei supermercati. In più, un’incredibile e senza precedenti disponibilità di grassi e oli a buon mercato, ha portato una rapida modificazione dell’alimentazione per molti paesi a basso e medio reddito, che ora si trovano ai livelli più bassi del prodotto nazionale lordo rispetto al passato. Il passaggio dal lavoro nell’agricoltura alle professioni più sedentarie legate all’erogazione di servizi, ha ulteriormente interrotto il corretto bilancio energetico, contribuendo ad incrementare fra la popolazione i livelli di soprappeso e obesità.

 

Influenze culturali

Oltre ai fattori economici e demografici, un altro possibile contributo alla trasformazione dell’alimentazione include influenze culturali che determinano percezioni di attrazione e i conseguenti stili alimentari. Prima di significativi progressi nella transizione nutrizionale, per esempio, gli stili alimentari sono perlopiù associati alla soddisfazione fisica della fame usando una dieta di base tradizionale. La sovralimentazione è inusuale, probabilmente dovuta ad una mancanza di opportunità, ma anche ad una dieta eccessivamente poco varia. Una dieta relativamente sana, ma ancora scarsa, porta ad avere un corpo snello, anche se una dimensione corporea più tonda può essere culturalmente preferibile, perché associata ai concetti di ricchezza, potere e bellezza. Con il progredire del fenomeno di transizione nutrizionale, gli stili alimentari si sono orientati verso un più ampio interesse per i fenomeni di inserimento sociale e gratificazione del piacere. Mangiare fuori, seguire una dieta più ricca di grassi e prodotti animali, utilizzando alimenti ricchi di energia per incrementare le relazioni sociali, diventa sempre più comune. Questo cambiamento negli stili alimentari può essere considerato un fattore che ha contribuito ad aumentare i livelli dell’indice di massa corporea, aspetto cruciale della transizione nutrizionale.

Ironicamente, nello stesso momento in cui le dimensioni corporee aumentavano a causa delle nuove abitudini alimentari, culturalmente si è verificato un rovesciamento negli standard di peso e forma corporea, arrivando a preferire una corporatura molto magra, preferenza dettata dalle influenze dei media occidentali. A questo punto un nuovo regime alimentare va a rimpiazzare quello legato al desiderio di socializzazione e diventa caratterizzato da un’intenzionale restrizione di apporto calorico. Fisicamente, una simile dieta ristretta stimola una risposta fisiologica di sopravvivenza, caratterizzata da una riduzione dei tassi metabolici basali, da un ridotto dispendio di energia, aumento delle riserve di grasso e negative modificazioni nel quadro lipidico del sangue, tutti aspetti che possono favorire un futuro aumento di peso e/o una vulnerabilità a sviluppare DR-NCDs (ossia patologie non trasmissibili legate alla dieta alimentare). Simili modificazioni metaboliche, predisposte al controllo del bilancio energetico, contribuiscono a determinare una situazione in cui un futuro aumento di peso si caratterizzi per un maggiore deposito di grassi viscerali, estremamente dannosi per l’organismo.

Psicologicamente, una dieta ristretta genera spesso un senso di privazione accompagnato da alterazioni delle abitudini alimentari, una relazione sempre più disfunzionale con il cibo, processi che inevitabilmente incidono sulla regolazione dell’umore (alimentazione emozionale) e inducono un maggior rischio di sviluppare disturbi della sfera alimentare. Quindi il passaggio ad un regime alimentare più ristretto, sebbene fosse volto a soddisfare il desiderio di rispondere ai canoni di bellezza occidentali, può invece essere stato un fattore che ha contribuito ad ulteriori aumenti nel peso medio della popolazione, rappresentando dunque uno dei maggiori fattori di rischio per la salute associati alla transizione nutrizionale.

 

Obiettivi

Per essere completo, un modello interattivo della transizione nutrizionale deve includere non solo le influenze di fenomeni come lo sviluppo economico e la modernizzazione, ma anche fondamentali influenze culturali che determinano le preferenze e gli standard di bellezza, imponendo determinati stili alimentari. L’obiettivo di questo studio sperimentale era di iniziare a valutare le differenze cross-culturali nel primo stile alimentare descritto in questo modello comprensivo, ossia l’intuitive eating. L’intuitive eating è caratterizzato da un consumo di cibo motivato principalmente dalla soddisfazione fisica del senso di fame. E’ stato inoltre ipotizzato che il livello di questo stile alimentare possa essere diverso fra i Paesi che si trovano in diversi stadi della transizione nutrizionale, che hanno sperimentato diversi livelli di sviluppo economico, e che sono stati più o meno esposti all’influenza mediatica e culturale occidentale. Nello specifico ci si aspettava che i Paesi con i più alti livelli di sviluppo economico e che maggiormente risentono dell’influenza occidentale, dovessero avere una più bassa alimentazione intuitiva. Ne consegue che la salute pubblica e i programmi alimentari possono diventare più efficaci se sono in grado di capire e di prevenire questi aspetti che caratterizzano la transizione nutrizionale in atto.

 

Metodi

Popolazione e campione

La popolazione utilizzata per questo studio era composta da studenti universitari di alcuni Paesi asiatici e degli Stati Uniti. Sono stati scelti gli studenti come target di questo studio proprio perché essi si trovano spesso a fare i conti con diversi aspetti della transizione alimentare, a causa di frequenti sperimentazioni di nuove diete ed abitudini alimentari tipiche delle città che li ospitano, nel tentativo di migliorare il proprio status personale, o di fronteggiare gli impulsi culturali e l’esposizione ai media occidentali fortemente attivi nei centri urbani.

Gli studenti sono stati selezionati da diverse università, dal Giappone, dalla Tailandia, Cina, Filippine e Stati Uniti.

Strumenti

I dati sono stati raccolti utilizzando l’Intuitive Eating Scale (IES), uno strumento sviluppato negli USA per valutare i comportamenti alimentari fra gli studenti universitari.

Come anticipato prima, l’alimentazione intuitiva si riferisce ad uno stile alimentare caratterizzato da un consumo di cibo dettato principalmente dalla soddisfazione fisica della fame.

La IES è costituita da quattro sottoscale che rappresentano differenti assunti dell’alimentazione intuitiva e che comprendono: l’orientamento anti-dieta (sottoscala anti-dieta); la motivazione alimentare interna basata sulla soddisfazione fisica della fame (sottoscala intrinseca); le limitazioni sociali, ambientali ed emozionali dell’alimentazione (sottoscala estrinseca); e un atteggiamento di auto cura che sottolinea ed enfatizza i concetti di salute e benessere, delineandoli come fondamentali e sovrapponendoli a quelli secondari di moda, tendenza e bellezza (sottoscala self-care).

Le valutazioni iniziali della IES hanno determinato accettabili coefficienti alpha per ciascuna sottoscala (0.42-0.93), nonché un’adeguata validità test-retest (0.56-0.87).

Per questo studio la IES è stata tradotta in cinese, tailandese, giapponese e tagalog (filippino).

Al fine di valutare anche la rilevanza cross-culturale della IES, oltre ad una specifica analisi fattoriale, sono stati calcolati anche i coefficienti test-retest per ciascuna sottoscala e sulla base dei Paesi di provenienza di ciascun partecipante. Inoltre sono state raccolte anche tutte le informazioni demografiche e personali dell’intero campione, ossia genere, età, scolarità, abitudini alimentari, peso e altezza.

 

Raccolta dati

Le informazioni sono state raccolte usando strumenti carta e matita. Le interviste sono state condotte da personale specificatamente formato nelle metodologie di raccolta dei dati. Agli studenti è stato spiegato che la partecipazione allo studio era assolutamente volontaria, senza alcun tipo di penalità in caso di rifiuto. La completa somministrazione richiedeva approssimativamente 5-10 minuti. I tassi di risposta in ciascun campus universitario superavano il 90%. Il nulla osta per le ricerche che coinvolgono soggetti umani è stato concesso dall’apposito Institutional Review Board (IRB), prima dell’inizio della raccolta dei dati. Una volta raccolti, i dati sono stati inseriti nei file di Excel dagli assistenti della ricerca e minuziosamente ricontrollati.

 

Statistiche

Per garantire la validità interculturale e l'affidabilità degli item e delle sottoscale, ogni misurazione è stata replicata in base alla provenienza di ciascun partecipante. L’alpha di Cronbach è stato usato per valutare il grado di correlazione fra gli item in ciascuna sottoscala. I coefficienti di correlazione di Pearson sono stati usati per valutare la stabilità di misure ripetute, per ogni item di ciascuna sottoscala e tra la prima somministrazione del questionario e una successiva a distanza di circa due settimane. Il numero dei partecipanti che ha superato pienamente la prova test-retest è stato un sottoinsieme dell’iniziale numero di coloro che si sono sottoposti al questionario (285 per gli USA, 99 per la Tailandia, 317 per le Filippine, 94 per il Giappone e 94 per la Cina).

Ad eccezion fatta per i coefficienti di correlazione test-retest, i risultati riportati in questo articolo si basano sui punteggi ottenuti dai partecipanti nella prima somministrazione del questionario. Infine l’analisi di covarianza è stata usata per stimare il livello medio di accordo con le sottoscale dell’intuitive eating, aggiustate sulla base di specifiche covariate.

I dati sono stati analizzati attraverso il Sistema di Analisi Statistica (SAS), un software per computer, versione 8.2.

Per regolare il livello di significatività è stata utilizzata la correzione di Bonferonni.

 

 

Associazione IL LUMICINO

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