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Rettangolo arrotondato: Facciamoci una cultura su… PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA
Rettangolo arrotondato: Che cos’è l’intervento psicologico in emergenza?

Gli eventi traumatici o critici (critical incident) sono stati definiti da Jeff Mitchell (1996) come qualunque situazione che porta le persone a provare reazioni emotive particolarmente forti, tali da interferire con le loro capacità di funzionare sia al momento che in seguito. Le fasi del trauma che il soggetto attraversa sono varie, vanno dall’iniziale reazione di allarme, allo shock o disorganizzazione mentale, all’impatto emotivo che colpisce entro un paio di giorni dall’evento. L’intensità delle reazioni tende a crescere e a calare successivamente nel tempo, con un picco durante le prime settimane, seguito da una riduzione graduale. La fase di coping inizia quando l’individuo cerca di affrontare, comprendere, rielaborare l’impatto emotivo dell’evento, chiedendosi e riflettendo sulle cause, su “cosa sarebbe successo se….”, cosa fare eventualmente per affrontare lo stesso evento in futuro e sulle sue capacità di farlo. Poi entra nella fase di accettazione e risoluzione fino ad arrivare ad imparare a conviverci.

L’intervento psicologico nell’emergenza deve seguire e tener conto delle fasi del processo di traumatizzazione. Per esempio, immediatamente dopo il trauma, diciamo nei primi 2 giorni successivi, lo stato psicologico del soggetto è tra la dissociazione, confusione, incredulità, ecc. e quindi un intervento basato sulle parole avrebbe poca efficacia. In questa fase bisogna stimolare in un primo momento i processi naturali che tendono a calmare la persona e a ristabilire l’equilibrio, riducendo la dissociazione che può esserci in atto, favorendo il contatto con il corpo e con gli stimoli ambientali e aumentando la consapevolezza corporale. In una seconda fase quando le persone hanno sintomi intrusivi, è importante che l’evento venga rivissuto, per poter rielaborarlo e risolvere il disagio (Foa, 1990). E’ fondamentale che le vittime del trauma ristabiliscano contatto con il loro sistema naturale di supporto sociale. I traumatizzati hanno bisogno di essere aiutati con rifugio, cibo e altre cose per riprendersi. Dopo che la sicurezza è assicurata, gli interventi psicologici possono essere necessari. Le persone hanno bisogno di imparare a mettere in parole i problemi che affrontano, nominarli e formulare le soluzioni appropriate. E’ importante parlare con loro delle paure irrazionali che sono parte del disturbo. Se l’ansia domina hanno bisogno di rafforzare le capacità di coping. Devono avere una certa distanza dagli input sensoriali ed emozioni legate al trauma per osservarle ed analizzarle senza avere iperarousal o evitamenti. Devono trovare un linguaggio per comprendere e comunicare le loro esperienze. Per metterlo in un’altra prospettiva la vittima ha bisogno di riviverla senza sentirsi impotente. E’ importante articolare cosa è successo, i pensieri e fantasie durante l’evento, la parte peggiore dell’evento e le reazioni in dettaglio, e come questo ha influito le percezioni su di sé e su altri. Questa terapia espositiva riduce i sintomi e aiuta a capire che ricordare il trauma non vuol dire riviverlo e che la esperienza ha un inizio, un decorso e una fine. In genere sono presenti aspetti dei seguenti 3 elementi:
ripetersi del rivivere i ricordi dell’esperienza, in immagini, odori, suoni e sensazioni fisiche. Questo si accompagna di stati fisiologici estremi di iper e ipo arousal e da stress psicologico, sperimentando tremori, pianto, paura, rabbia, confusione o paralisi, che portano ad auto biasimo e alienazione.
Evitamento di cose che ricordano il trauma, anche ottundimento emotivo e distacco. Questo è associato ad una mancanza di capacità di sperimentare piacere e un ritiro generale dal coinvolgimento in attività e nella vita
Un pattern di arousal elevato, ipervigilanza, irritabilità, problemi di memoria e di concentrazione, disturbo del sonno e una risposta esagerata di startle. L’iperarousal porta ai traumatizzati a essere molto stressati per piccole irritazioni. Le loro percezioni confondono il presente e il passato traumatico, quindi reagiscono a piccole frustrazioni come se fossero eventi traumatici.Sono importanti 3 passi nel trattamento del PTSD: infondere una sensazione di sicurezza, trasferire strumenti per la gestione dell’ansia e facilitare l’elaborazione emozionale.

Le reazioni agli eventi traumatici cambiano quindi nel tempo. E’ primariamente il proprio contesto sociale che ri-stabilisce la sensazione di sicurezza vitale per un recupero ottimale. Il supporto può venire da chiunque che può aiutare quando le proprie risorse falliscono. L’aiuto psicologico  che è stato dato dall’Associazione EMDR nei vari interventi è un fattore di protezione potente contro i pericoli di traumi secondari.
E’ importante recuperare il senso di sicurezza e di fiducia, e di sentire protezione effettiva. Deve rimanere l’identità di prima, continuare a lavorare e ad amare come prima, farsi coinvolgere nelle cose della vita e con una buona apertura verso gli altri.
Le persone non colpite immediatamente e direttamente dalla tragedia non hanno danni a lungo termine. Quelli a più rischio di danno permanente sono persone direttamente esposte, quelli che erano fisicamente immobili o impotenti mentre cercavano di scappare, quelli che hanno avuto esperienze di prima mano di suoni, odori, ed immagini che hanno testimoniato direttamente la morte e i cadaveri e la quale vita è stata alterata per sempre dalla morte o ferimento di una persona cara.
Alla popolazione e ai soccorritori viene in genere consigliato di riprendere la routine, di evitare di isolarsi, di parlare con amici, in gruppo spontanei.
Di prendersi tempo per dormire, riposarsi, pensare e stare con famiglia  e amici cari.
L’aiuto professionale viene dato se le emozioni non perdono d’intensità, se ci sono incubi e notti corte, se soffrono troppo o  troppo a lungo.
E’ importante tenere presente che il disagio è una comune risposta ad uno stimolo traumatico eccezionale ed esistono modalità d’intervento in grado di lenire considerevolmente tale sofferenza. Uno dei fattori spontanei a livello sociale e culturale è quello relativo all’aiuto e sostegno da parte di familiari, amici e colleghi. Le persone che hanno vissuto un’esperienza traumatica devono avere la possibilità di comunicare con le persone care, perché questo può influire sulla risposta.
C’è quindi la capacità negli umani di recuperarsi dai traumi psicologici così come il corpo ha la possibilità di guarire e recuperare. Questo processo è noto come resilienza.
La differenza critica tra un evento stressante ma normale e il trauma è la sensazione di impotenza (helplessness) di cambiare il risultato. Infatti, se uno ha la sensazione di avere un po’ di controllo su quello che sta succedendo è meglio. Ma se la sensazione è di catastrofe inevitabile e si sperimenta una paura intensa e sensazione di perdita e di solitudine è più grave.
L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche. L’EMDR aiuta ad integrare elementi frammentati dell’esperienza.
Dopo le varie fasi di una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno un’alterazione. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, i pensieri del paziente diventato più adattive dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono in intensità.
Si sente che veramente il ricordo della esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante.
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Casella di testo: A cura della Dr.ssa  Francesca Birello
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